Troppi assistenti vocali e pochi utenti
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Ancora non è possibile immaginare quali saranno i gadget hi-tech dei prossimi 10 anni, ma è molto probabile che per interagire con essi useremo la voce. La speech recognition, ovvero la capacità di un computer di capire il linguaggio umano (e rispondere di conseguenza), è stata infatti la tecnologia regina del recente Consumer Electronic Show. A trainare il mercato è Alexa, il software creato ad hoc per l’assistente vocale Echo, un cilindro con cui si può interagire parlando per suonare i propri brani preferiti, conoscere le previsioni di traffico e del meteo, e tante altre cose, tra cui comandare congegni connessi alla smart home. Disponibile in Usa, UK e Germania, dovrebbe presto arrivare anche in Italia.

Moltissimi espositori potevano vantare una forma di interazione vocale impensabile fino a pochi anni fa: LG ha presentato Instaview, frigo al quale si può letteralmente ordinare la spesa, Samsung il robot aspirapolvere Powerbot VR7000, che non richiede più comandi impartiti con telecomando, e l’offerta spazia in lungo e in largo, abbracciando da prodotti per bambini, come Aristotle, assistente di Mattel che può cullare i bimbi e aiutarli nei compiti, alle auto, con Ford che offre l’abilità di mettere in moto, aprire e chiudere le portiere parlando, alle lavatrici di Whirlpool, i telefoni di Huawei, le console per i videogame di Nvidia, le lampade di GE. Senza contare la concorrenza nel settore di Google, con il suo assistente Home, di Apple con Siri e Microsoft con Cortana, solo per citare i concorrenti principali. Il punto però è capire se si tratta del solito ingiustificato entusiasmo per una tecnologia che poi non riuscirà a mantenere le promesse in termini di penetrazione del mercato (il 3D casalingo, ricordate?). Gli analisti sono entusiasti e confidano che sarà proprio la speech recognition la chiave per convincere i consumatori a rendere smart la propria vecchia abitazione.

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Fonte: Il Sole 24 Ore


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